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FAVA S.p.A.
impianti per pastifici

Via IV Novembre, 29
44042 Cento (FE) Italia

Telefono 051 684.34.11
Fax 051 683.57.40
E-mail info@fava.it

Partita IVA 01080700386

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Storia
ESSICCATOI FAVA: tecnologia avanzata nell'essiccazione della pasta

La "Essiccatoi Fava S.p.A." è attualmente l'azienda leader nel mondo nella produzione di macchine ed impianti industriali per l'essiccazione di ogni tipo di pasta alimentare.

È da notare che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è sufficiente risalire di due generazioni per ritrovare quell'insieme di fatti e circostanze che ha permesso la nascita di questa attività.

Il principale punto di riferimento in questa ricerca è rappresentato da un unico soggetto: Augusto Fava.

Augusto Fava nasce il 27 ottobre 1909 a S. Giorgio di Piano, un piccolo comune nella provincia di Bologna.

Il padre, Mario, era proprietario di una piccola bottega da lattoniere. Pertanto le condizioni economiche della famiglia, composta anche da altri tre fratelli, Arturo, Angelo e Francesca, erano alquanto modeste.

Frequentò la scuola del paese sino ad ottenere il diploma di sesta elementare poi interruppe gli studi per cominciare a lavorare.

Nel 1921, appena dodicenne, entrò in bottega ad aiutare il padre il quale, già dopo poco tempo, iniziò ad affidargli piccoli lavori e responsabilità: montava grondaie e pompe irroratrici, vetri e fontane, sistemava rubinetti e tubazioni, imparava a risolvere i vari problemi che la clientela, prevalentemente contadina, gli presentava.

Alcuni anni dopo la fine della prima guerra mondiale scuole e case signorili cominciarono a richiedere, anche in campagna, impianti di riscaldamento e servizi completi.

Era quindi necessaria una preparazione più accurata da un punto di vista idraulico ed impiantistico.

Questa considerazione spinse Augusto, che pure aveva già acquisito un'indiscutibile capacità operativa, a portare a termine, nel 1926, un periodo di apprendistato di sei mesi presso un fontaniere di Bologna.

Ma l'anno seguente, trovandosi di fronte a commesse sempre più impegnative, si rese conto che sarebbe stato in grado di procedere autonomamente solo risolvendo un problema ben preciso: imparare gli elementi di algebra e matematica necessari per decifrare e studiare i manuali tecnici.

Frequentò allora un corso serale, appunto di algebra e matematica, tenuto, proprio in quel periodo, da un coetaneo di S. Giorgio, Mario Tugnoli, studente d'ingegneria a Bologna.

Su diciassette iscritti soltanto tre, e tra questi Augusto, riuscirono con costanza ed impegno a completare il corso.

I risultati non si fecero attendere in quanto l'attento studio dei manuali tecnici gli permise di progettare e realizzare nel paese, in piena autonomia, diversi impianti idraulici (termosifoni, bagni completi, ecc.) fra i quali quelli per le case dei sigg. Caliceti, per la nuova Casa di Riposo e per le nuove Scuole Comunali.

L'attività della bottega del padre non era però sufficiente per dare lavoro a tutti i componenti della famiglia.

Fu così che Augusto, nel 1931, al termine del servizio di leva, volle provare ad estendere il proprio intervento ad una zona più vasta, in luoghi dove le piccole installazioni potevano avere sviluppi maggiori.

Rivolse allora la propria attenzione alla vicina Cento, interessante sia per dimensioni che per potenzialità.

Infatti questo comune, distante solo pochi chilometri, mancava di attrezzature e d'impiantistica idraulica, ma il progetto per costruire l'acquedotto stava per essere varato e non esisteva una vera bottega da idraulico.

Nel Giugno del 1933, Augusto affittò un negozio di proprietà della famiglia Merli, davanti alla chiesa di San Lorenzo. Per più di un anno i suoi interventi si limitarono a sistemazioni di scarso rilievo, visite e preventivi.

Quando, nel 1934, cominciarono i lavori per la costruzione dell'acquedotto comunale, ottenne l'appalto
dell'impianto di sollevamento dell'acqua al serbatoio e per la fornitura ed installazione di tutti i contatori d'acqua.

La presenza e disponibilità sul luogo, il prezzo che era in grado di presentare e la fiducia e la stima di cui godeva, fecero preferire, ai responsabili del Comune, l'offerta di Fava.

Da quel momento cominciarono a pervenirgli commesse e richieste di lavoro importanti, tali da richiedere una presenza ed un impegno continui e da convincerlo, alla fine dello stesso anno, a trasferire definitiva mente la residenza da S. Giorgio a Cento.

Negli anni seguenti, attraverso un costante impegno, consolidò la sua posizione sia in paese che nei dintorni.
Per aiutarlo nell'attività assunse anche un bravo idraulico di Bologna, l'amico Sarti, conosciuto durante il servizio militare a Trento.

Nel frattempo Augusto continuava ad approfondire la preparazione tecnica prendendo lezioni serali dall'ing. Zoppellari di Cento.

Nel 1937, annoverava tra i suoi clienti più importanti, oltre al Comune e alla Cassa di Risparmio, il locale Pastificio Barbieri, uno dei più conosciuti produttori di pasta alimentare di quei tempi.
Proprio trovandosi a lavorare in questo pastificio in un periodo di rinnovamento, Augusto venne a contatto con i problemi degli impianti di essiccazione dalla soluzione dei quali avrebbe avuto origine la sua storia di imprenditore.

Il rapporto di lavoro con questo cliente, all'inizio si limitava alla risoluzione di problemi di carattere idraulico senza alcun intervento di tipo diverso ed egli non si era mai preoccupato di conoscere i principi e le tecniche di funzionamento delle macchine per pastificio e i loro principali problemi.
Poi fu richiesto il suo intervento per smontare l'impianto idraulico di una nuova macchina per l'essiccazione, il cui collaudo non aveva avuto successo.

La curiosità di capire quale fosse il problema così difficile da risolvere lo indusse a chiedere chiarimenti ai tecnici presenti in pastificio.

Comprese, in questo modo, quali erano gli obiettivi che con le nuove tecniche si volevano raggiungere ed in breve tempo capì i principi dell'essiccazione della pasta alimentare.

Da quel momento, durante il tempo libero, concentrò i suoi sforzi sulla risoluzione di quel problema che aveva attirato la sua attenzione e cioè realizzare una macchina capace di automatizzare e di rendere continuo il trattamento di essiccazione del prodotto.

I fratelli Barbieri, titolari dell'omonimo pastificio, che nutrivano nei suoi confronti molta stima e rispetto sia dal punto di vista professionale che umano, lo appoggiarono nell'intento.

Da questi studi nacque il progetto di una macchina funzionante secondo principi e tecniche decisamente innovativi, nei metodi e nei tempi di trattamento del prodotto, rispetto alle soluzioni prospettate da diverse industrie specializzate nel settore degli impianti per pastifici (Garbuio di Treviso, Pagano di Napoli, Reggiane di Reggio Emilia).

La costruzione del prototipo comportò non poche difficoltà ma, grazie alla propria convinzione e tenacia, Augusto riuscì a completarla e perfezionarla fino a che diede risultati positivi anche dopo lunghi collaudi.

Si trattava di una struttura comprendente, oltre a dispositivi per il riscaldamento e la ventilazione, anche componenti meccaniche e di falegnameria.

Alla sua realizzazione contribuirono gli amici Athos Passerini di Pieve di Cento e Giuseppe Schiassi della Segheria Cussini oltre ai tecnici della Scuola Taddia sotto la guida del prof. Stefani.

Il primo esemplare fu montato e collaudato all'interno del Pastificio Barbieri con la collaborazione dei suoi proprietari e degli uomini della fabbrica.

Entrato in funzione, l'essiccatoio fu acquistato dallo stesso pastificio centese.

La concezione di base della nuova macchina era semplice e fu subito molto apprezzata dai tecnici dei principali pastifici, che la esaminarono alla fine del '37.

Le prime ordinazioni furono sottoscritte dalla Bertagni di Bologna e dalla Barilla di Parma.
Per far fronte a questi impegni il lavoro fu trasferito all'interno dei locali dell'Istituto F.lli Taddia che, in accordo con la parte interessata (in questo caso Augusto Fava), poteva offrire gli spazi e le attrezzature necessarie.
Augusto stesso prese poi ad occuparsi della pubblicizzazione della macchina, recandosi ad illustrarla personalmente nei vari pastifici italiani.
Buitoni, Voiello e Pantanella sottoscrissero numerosi ordini.

All'inizio del 1939, un'azienda leader nella commercializzazione di impianti completi per pastifici, la società Braibanti di Milano, dimostrò un particolare interesse per la produzione della ditta "Mario Fava e Figli" che le avrebbe consentito di completare la gamma di impianti proposti ai propri clienti.

Proprio dopo aver concluso l'accordo con Braibanti, Augusto, che aveva gradualmente acquisito fiducia sul fatto che la nuova attività potesse, nonostante gli elevati rischi, sostituire convenientemente la tradizionale, abbandonò definitivamente il lavoro di idraulico.

Il quel periodo, anche il fratello maggiore, Arturo, che reggeva in supplenza l'ufficio postale di Cento, decise di lasciare il proprio lavoro per occuparsi, nella nuova azienda, della parte amministrativa nella quale aveva una certa esperienza.

Poco tempo dopo, per dar seguito all'aumentata produzione, furono lasciati i locali della Scuola "F.lli Taddia" e l'attività fu trasferita in un'area libera del nuovo stabilimento della "Biliardi Orsi", presa in affitto e completata dai fratelli Fava con le prime quarantamila lire messe da parte, grazie anche all'apporto del padre Mario.

In breve tempo fu possibile cominciare a soddisfare gli ordini ricevuti al ritmo di una macchina al mese.

Nel frattempo, Augusto continuava a lavorare su studi e progetti per nuovi impianti, mettendo a frutto le esperienze che andava acquisendo nei suoi continui contatti con i pastifici.

A conferma delle sue capacità inventive, nei primi anni '40 furono realizzate e brevettate diverse macchine.

Quando tutto sembrava andare abbastanza bene l'Italia entrò in guerra.

Nell'estate del '40 Augusto Fava fu richiamato dall'esercito e messo in forza all'Autocentro di Verona.

In seguito fu sul fronte francese al Sestriere.

Fortunatamente il fratello Arturo, inabile per motivi di salute, rimase a casa cercando di curare al meglio le cose.

L'attività dell'azienda durante il periodo bellico fu.. molto scarsa, in certi momenti quasi nulla, e si svolse in una parte dell'officina che non era stata requisita dai tedeschi.

La volontà dei Fava di riprendersi e di tornare a lavorare a pieno ritmo si manifestò immediatamente dopo la conclusione del conflitto.

Nel Settembre del '45 si trasferirono a Cento anche il padre, Mario, e il fratello minore, Angelo; entrambi si inserirono nel nuovo lavoro occupandosi rispettivamente degli acquisti e della produzione.

Furono poi riallacciati i contatti con la società Braibanti di Milano con la quale venne stipulato un accordo secondo il quale la ditta Fava avrebbe costruito e venduto i propri essiccatoi esclusivamente alla Braibanti la quale, da parte sua, si sarebbe impegnata a vendere, per quanto riguarda le macchine per l'essiccazione della pasta, solo ed esclusivamente questa produzione.

Di fronte a questi impegni, i fratelli ritennero opportuno, in prospettiva, trasferirsi in locali più capienti.

Già durante la guerra, avevano notato una grande costruzione nella campagna circostante Cento, eretta dal Genio Civile per la TODT su un vasto terreno espropriato alla Eridania Zuccherifici.

Poiché in quel momento non si conoscevano i reali proprietari, i Fava decisero di rivolgersi direttamente all'Amministrazione comunale, appena formatasi.

L'allora sindaco Tamburini e l'assessore Pea, uomini dotati di un apprezzabile disponibilità e lungimiranza, valutarono con interesse la proposta dei Fava così formulata:
- fissare un contratto di affitto con scadenza a 6 mesi al termine dei quali, se si fosse presentato il legittimo proprietario, avrebbero raggiunto un accordo separatamente oppure, se necessario o richiesto, avrebbero nuovamente traslocato;
- sopportare interamente le spese da affrontare per rendere agibili le strutture ed i locali.

Di fatto l'Amministrazione consapevole della fondamentale importanza, in quel momento, della nascita e del consolidamento di realtà produttive centesi, non ebbe difficoltà a concedere i locali richiesti.

L'anno seguente venne riconosciuta legittima titolare dell'area, la società Zuccherifici di Genova (SALB).

Fu pertanto stipulato un nuovo contratto di affitto per sei anni.

Nel Gennaio del 1951, in seguito a varie trattative condotte efficacemente dal valido dr. Guido Vancini (incaricato dalla società di Genova), i fratelli Fava acquistarono l'intera area di 78.000 mq. ed i fabbricati esistenti dietro il corrispettivo di una somma di oltre 30 milioni da pagarsi ratealmente.

Questo insediamento, risultato poi definitivo, ha rappresentato un grande vantaggio in quanto nel corso degli anni non si è più dovuto affrontare il problema di successivi cambiamenti di sede.

Il considerevole impegno economico affrontato per l'acquisto è inoltre stato un ottimo investimento per l'azienda, considerando che le ha permesso di diventare proprietaria di una vasta area che è stata nel tempo razionalmente sfruttata.

Dal dopoguerra l'azienda si è costantemente e progressivamente sviluppata basando le proprie politiche su principi ben precisi e tuttora seguiti, quali:
- la suddivisione dei compiti e delle responsabilità tra i componenti della famiglia, ricercando sempre la piena intesa su ogni progetto da sviluppare;
- la collaborazione e il coinvolgimento dei dirigenti e collaboratori;
- il profondo impegno nello sviluppo tecnico e tecnologico dei prodotti per migliorare l'automatizzazione e il funzionamento continuo dei cicli di essiccazione, la coibentazione delle macchine, l'affidabilità della meccanica e la continuità dei risultati; - l'efficienza del servizio ai clienti basato su elementi fondamentali quali: la presenza, la tempestività e la professionalità degli addetti;
- il costante adeguamento delle strutture aziendali, interne ed esterne, alle nuove esigenze.

I dati relativi al periodo '45 - '60 testimoniano una intensa crescita sia produttiva che economica.

Nel 1946 i dipendenti erano 70 per un fatturato di circa 90 milioni.

Nel 1960 il numero dei dipendenti era già salito a 230 e il fatturato superava i 900 milioni.

Va rilevato che in questi anni, come anche in quelli successivi, la Scuola "F.lli Taddia" risultò una valida fonte di giovani, che terminati gli studi tecnico-operativi all'interno dell'Istituto, venivano inseriti nelle varie attività locali.

In questo periodo inoltre si formarono insieme ai fratelli Fava uomini che, per fedeltà e abnegazione, hanno nel tempo occupato ruoli e funzioni assai importanti per l'azienda.

Nel 1950 la "Ditta Mario Fava e Figli" si trasformò in una società di capitali, la "Essiccatoi Fava Srl" e nel 1963 assunse poi la forma giuridica attuale, diventando una società per azioni.

Durante gli anni '60 l'azienda portò avanti un'azione di consolidamento della propria immagine, ampliando e perfezionando la gamma degli impianti prodotti.

Riuscì così a soddisfare le varie esigenze dei pastifici industriali e non, derivanti dalle diverse caratteristiche dei formati di pasta da essiccare (paste lunghe, paste corte, paste da cucchiaio, ecc.).

Dato caratteristico di questo periodo fu anche la grande attenzione prestata alla capitalizzazione e al miglioramento delle strutture dell'organizzazione interna.

Alla fine del decennio l'organico risultava composto da circa 330 dipendenti con un fatturato intorno ai 3 miliardi.

L'inizio degli anni '70 assume un significato particolare per la storia di questa società.

In seguito al non facile periodo del '68, che trasmise effetti negativi sulla struttura interna della impresa italiana in generale, la Essiccatoi Fava reagì organizzando ed impostando prontamente una "strategia di ripresa" nella gestione aziendale.

In questa fase fu importante il passaggio di consegne che si attuò all'interno della società.

Nel 1973 infatti Augusto Fava, ormai sessantacinquenne, cedette al figlio maggiore, Enrico, al suo fianco da oltre 15 anni, la direzione del settore tecnico-commerciale e della ricerca.

Negli anni successivi il figlio minore, Gianni, e il nipote, Leonardo, assunsero rispettivamente, la direzione del settore amministrativo e del settore produttivo.

Questo riassetto ai vertici si riflesse appunto nell'attuazione di una serie di programmi ed interventi volti a migliorare e potenziare l'azienda.

L'ufficio tecnico e il settore ricerca e sviluppo furono infatti impegnati a fondo nel cercare di soddisfare e, se possibile, anticipare le nuove esigenze del mercato.

Durante gli anni '70 la Essiccatoi Fava presentò nuove soluzioni tecnologiche e sistemi all'avanguardia nei processi di essiccazione delle paste alimentari.

Nell'organizzazione interna si ottenne inoltre una maggiore efficienza attraverso l'introduzione di nuove funzioni quali la programmazione e il controllo di produzione, l'analisi dei carichi, ecc.

Una più elevata flessibilità fu invece raggiunta con ,un opportuna formazione professionale dei dipendenti, tale da consentire loro di lavorare su macchine e reparti diversi dagli abituali a seconda delle esigenze di produzione.

Il decentramento di una parte delle lavorazioni all'esterno fu un'ulteriore linea d'azione seguita dalla Essiccatoi Fava la quale riorganizzò parte del proprio lavoro avvalendosi di una affidabile rete di artigiani e piccole imprese specializzate, in grado di realizzare diversi componenti degli impianti.

Nel 1979 il numero dei dipendenti ammontava a circa 280 unità ed il fatturato superava i 7,5 miliardi.

Gli anni '80 hanno continuato a esprimere un costante sviluppo oltre ad un'ulteriore espansione dimensionale.

Un significativo cambiamento lo si è vissuto attraverso la "meccanizzazione" della gestione interna.

Il processo di conversione all'informatica ed ai computers, iniziato alla fine degli anni '70, ha raggiunto oggi un alto livello qualitativo e quantitativo con l'adozione di moderni e potenti elaboratori, terminali, stazioni CAD e CAM, ecc.

Grazie alla ricerca e sperimentazione di materiali più resistenti e di tecnologie più sofisticate, l'azienda ha continuato a proporre sul mercato macchine dotate di elevati contenuti innovativi (gestione automatizzata, essiccazione più rapida ed efficace della pasta, ecc.).

Anche la qualificazione professionale del personale e il potenziamento del servizio ai clienti sono stati temi su cui si è lavorato attentamente.

Oggi la “Essiccatoi Fava S.p.A.” impegna un'area di 45000 mq., conta 340 dipendenti ed ha un fatturato di circa 50 miliardi.

Questi sono dati significativi che testimoniano l'affermazione dell'azienda centese sul mercato nazionale ed internazionale e ne confermano la validità e l'importanza non solo a livello locale, ma anche a sostegno dell'immagine dell'industria italiana nel mondo intero.

In un periodo storico difficile, ma in cui molto era ancora da fare e si poteva fare, Augusto Fava ha saputo esprimere idee ed azioni di assoluta rilevanza ed originalità.

Non erano certamente la profonda cultura o i grandi mezzi economici i presupposti che stimolavano questi uomini.

Erano piuttosto l'inventiva, lo spirito di sacrificio, la volontà di raggiungere determinati obiettivi e risultati, le basi su cui poggiavano le loro azioni e decisioni.

La nascita e lo sviluppo di questa azienda ricalca le tematiche ed interpretazioni proposte da importanti studiosi di economia che hanno identificato in certi soggetti "portatori di idee fondate su formule imprenditoriali di successo".

In sostanza uomini capaci di scegliere e combinare efficacemente un insieme di elementi (tempo, prodotto, esigenze del mercato, ecc.)

In questo caso possiamo anche dire, più semplicemente, che Augusto Fava, affiancato dai suoi fratelli Arturo e Lino, ha voluto vivere e seguire un cammino impegnativo; con costanza e serietà.

E i loro figli e nipoti hanno operato la stessa scelta.

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